Tag Archives: Cattolici

NON BUSSATE SIAMO CATTOLICI

Era una notte ventosa di tramontana. Nel borgo attorno al castello non era ancora arrivata l’illuminazione pubblica ed era buio pesto. Le massaie serravano le imposte per non farle sbattere e si rinchiudevano in casa davanti ai camini con la loro prole in braccio. I mariti erano ancora all’osteria a bere oppure erano appena rincasati ubriachi e si erano messi nel saccone. Scricchiolavano le finestre, i canali di scolo, i cancelli, gli alberi erano fortemente scossi dal vento, in mezzo a quel grande buio silenzio c’erano milioni di rumori sinistri che provenivano da ogni parte, dal pavimento, dal soffitto, dal camino, dalle porte pesanti in legno.

Mentre Immacolata cullava la bambina e la figlia più grande provava a fare i compiti, la donna fu scossa da un rumore sinistro che proveniva dalla porta, un rumore di artigli e un grugnito strano in mezzo all’ululato del vento. Diventò rapidamente un pezzo di ghiaccio, lo sguardo fisso nel vuoto, e man mano che i rumori salivano non aveva più dubbi. Era Lu Spiritu. Nel borgo del castello capitava di frequente che gli spiriti tormentassero i bambini o li strappassero ai genitori semplicemente per divertirsi, erano anime che non erano morte del tutto ma erano rimaste sospese dopo il decesso in forma di spiriti sulla terra, ed erano costrette a vagare di notte per l’eternità. Molte volte si trattava di persone che erano state uccise ingiustamente e per questo motivo si vendicavano cercando di portare disgrazie e lutti nelle famiglie.

Il rumore degli artigli aumentava e sembrava arrampicarsi  sulla porta dell’abitazione che recava la scritta “NON BUSSATE, SIAMO CATTOLICI”. Vari amuleti presenti per occasioni del genere sembravano essere del tutto inefficaci, era il panico.

A quel punto Immacolata prese una decisione drastica, si alzò con la bambina in braccio e si recò verso la finestra ben serrata, la spalancò velocemente e si fece il segno della croce chiudendo gli occhi e preparandosi a buttare la figlia di sotto, per salvarla dallo spirito maligno. La figlia più grande ebbe per miracolo la capacità di fermarla dal folle gesto dettato dal panico e prese la neonata in braccio. Scese per gli scaloni che giungevano fino al portone e dischiuse la serratura. Un cane secco e spelacchiato che stava pisciando balzò all’indietro e si allontanò velocemente dall’abitazione lasciando soltanto dell’urina sui gradini e sul lastrone.

Bravi!

 

L’inferno sono gli altri – Jean Paul Sartre

Quanti fenomeni in giro che si dicono “bravi” da soli. Quanti.

Ora che è la stagione degli insetti, l’estate, siete tutti abbronzati come degli stronzi. Bravi. Mentre la gente si ammazza buttandosi dai balconi. Non sapete che tra poco sarà un’ecatombe. Dovrete schivare la gente che precipita dal terzo e quarto piano per strada per evitare di finire ammazzate pure voi, sarà uno slalom in mezzo ai cadaveri che piovono dal cielo. Vi stancherete anche di chiedere perdono a Gesù Cristo perché a malapena sopporterete la vostra vita e non avrete più spazio per sacrificarvi per nessuno.

“Vaffanculo” è quello che mi scrive la mia ragazza ogni giorno. L’unica parola che mi viene rivolta spontaneamente.

Bravi. Ora che siete tutti laureati potrete andare a chiedere se vi prendono nella raccolta dei pomodori a Battipaglia, 80 centesimi all’ora. Bravissimi.

Sono annullate ormai le differenze tra chi nella vita vuol combinare qualcosa e chi non ha voglia di fare proprio un cazzo perché viaggiano assieme sulla stessa barca, la stessa bagnarola, e inconsapevoli, si scannano, facendo inconsapevolmente affondare l’imbarcazione.

In mezzo a questa confusione, helter skelter, non sapete più nemmeno chi siete. L’unica cosa che sapete è che non arriverete mai a prendere la pensione perché avete lavorato tutta la vita per un bastardo in nero senza mettervi soldi da parte.

Intanto la confusione aumenta perché continuate ad andare sulle spiagge, continuate a comprare macchine fotografiche costose per fare foto stupide spesso con autoscatto. Bravi. Bravissimi. Che artisti.

I nostri padri hanno la loro falsa morale. Sono cresciuti in un ambiente squallido e ripugnante che però gli dava il posto di lavoro, la casa, l’auto e la vacanza in Calabria, e questo gli dà tuttora il diritto di dire che non sei buono a niente, che sei un fannullone, una testa di minchia. Gli hanno e ci hanno insegnato che se sei raccomandato sei un business man, un uomo d’affari (e se ne vantano pavoneggiando detestabili prestiti inglesi), se invece sei onesto sei un fallito. Cornuto due volte.

In questo delirio totale la società cosiddetta civile (doppia cazzata!), cerca di organizzarsi. Cercano di organizzarsi come tanti ciechi che si litigano un po’ di cibo. Una fetta di torta. E a questi che cercano di organizzarsi dò appunto il nome di ciechi.

Tra di loro ci sono diverse fazioni. La prima e la più arcaica organizzazione è quella della Sinistra Aristocratica. Quella che vi chiama piccolo borghesi ignoranti e che si dice detentrice della cultura planetaria da 12mila anni. Poi ci sono i Falsi Libertari, che proclamano la libertà per commettere ogni tipo di scelleratezza e crimine nei confronti del più debole. Al centro si collocano i Cattolici del Nuovo Avvenire, che si proclamano sottomessi al Papa e alla chiesa e sono i più felici, perché non hanno bisogno di pensare. Infine ci sono anche i Movimenti di Nerd, e sono quelli meno disprezzabili, che sperano di organizzarsi facendo a meno delle relazioni sociali dal vivo. La parte restante vi si oppone con forza ma cela il fatto che in realtà non ha nessuna voglia né tantomeno capacità di organizzarsi.

Tutti bravi.

Il Comune ormai, sotto l’amministrazione dei ciechi Cattolici del Nuovo Avvenire alleati con la Sinistra Aristocratica e con i Falsi Libertari, si è diviso in due parti: la zona dei bar del centro, dove si consuma cocaina purissima e sono tutti puliti e la zona dei bar di periferia dove sono tutti più tristi e senza lavoro e aspirano dosi massicce di cobret. Lo scarto.

Io invece sono un ignorante. Me ne sto in un bar dove la cameriera mi odia e io odio lei. Non sa nemmeno spiaccicare quattro parole in italiano. Di solito mi caccia fuori verso le due di notte servendomi in un bicchiere di plastica l’ultima Peroni e pregandomi gentilmente di andarmene fuori dalle palle.

Il mio compagno di sbronze beve Peroni con gin e arriva a scolarsi una bottiglia di Bosford. Si cimenta nell’imitazione di Marlon Brando. Almeno resto fuori dall’incubo, dalle manie e dai tic di una insopportabile generazione di appariscenti. Le mie conclusioni sono sempre le stesse. L’unica cosa che si salva è la birra.

Il buon vecchio Sartre aveva ragione: “l’inferno sono gli altri”.

Capone