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Al distributore di benzina

Uscii per andare a comprare le sigarette, presi l’auto. Quella sera ero invitato alla festa di compleanno di un tale che ci teneva tanto a questo genere di stronzate. Decisi di andarci forse perché in quel periodo ero troppo in solitudine.

Mi accorsi troppo tardi che la benzina era quasi finita quindi mi fermai ad un distributore in un crocicchio vicino alla fermata degli autobus. Gli anziani mi guardavano con occhio sinistro come per dire “vediamo che fa”. Un tale dietro a un camioncino affettava pezzi di vitello bollito. Il distributore era rotto e aspettavano che qualche stronzo inserisse i soldi nella macchinetta per fare la prova del funzionamento. Tirai i soldi indietro e mi misi ad aspettare.

“Mi ci fumo sopra una sigaretta era il classico atteggiamento di chi non era intenzionato a smettere di fumare seriamente” mi dicevo accendendomi una sigaretta per non pensarci. Fumavo e fumavo sotto il sole pomeridiano, coi piedi sopra a delle chiazze di gasolio.

Il benzinaio doveva arrivare al massimo entro un’ora. Uno degli anziani, impaziente, lo chiamò al telefono e gli chiese di venire al più presto. Lì vicino c’era un chioschetto, ci entrai per bere una birra fresca e poi andai nel retro al cesso, oltre una porta di plastica che recava il classico annuncio sessuale. Dopo circa mezz’ora ecco sbucare la Punto bianca del benzinaio dall’incrocio, ed ecco anche una Mini Cooper decappottabile finirgli addosso a sessanta km/h. Scesero dalle automobili e si maledissero a gran voce bestemmiando. Il benzinaio, che non aveva fatto lo stop, pretendeva di avere ragione e rifiutò l’accordo amichevole. Chiamarono i carabinieri e questi fecero una multa a tutti. Continuarono a sbraitare per ore e la mia benzina non sarebbe più arrivata.

Provai a spingere la macchina giù per una discesa sperando di arrivare in qualche punto. La discesa arrivava alla Fondo Valle e lì rimase la mia auto. Saltata la festa ormai, senza auto e con il cellulare spento camminai lungo la Fondo Valle osservando famiglie di cinghiali che mi tagliavano la strada. Non dovevo chiedere aiuto a nessuno. Coloro che vivevano con me in quel buco nero se stavo male mi facevano stare peggio. Per non dargliela vinta occorreva fare finta di non stare mai in difficoltà, per tutta la vita, reprimendo tutto, e quindi stare ancora peggio ma senza dargli soddisfazioni.

Giunsi al locale del compleanno con due ore di ritardo e finii per trascorrere tutto il tempo in fila al cesso per nascondermi dai discorsi stupidi. Nella coda c’era un tale preceduto da due gnocche, parlava con loro di rave e di droga. Lo invitavano ad andare ad un rave per impasticcarsi fino alle dieci di mattina. Lui declinò l’invito e prese a parlare con me, scoprimmo di essere sulla stessa linea. “I giovani sono dei fottuti nichilisti, internet di merda, droghe di merda, non ce la faccio più a drogarmi a quasi quarant’anni! Stasera ho fatto un incidente con due stronzi drogati proprio all’incrocio dove lavoro…al distributore di benzina”.

“Noi ce la facciamo” dissero sorridendo le due stronze tossiche.

“Noi non ce la facciamo” aggiunsi io.

Anche se avevo la macchina a terra sulla Fondo Valle per causa sua, non importava di chi fosse la responsabilità, avevo trovato un socio, perlomeno fino a che non sarebbe terminata la fila per andare al cesso. Poi ognuno avrebbe pisciato per conto suo e se ne sarebbe andato fuori a fumare, senza salutare.