Oggi è domenica, domani si muore

Cerco di caricare un fottuto video da youtube per ascoltare un po’ di musica ma questa squallida connessione non è capace nemmeno di sopportare dieci minuti di audio con immagine fissa e due pagine aperte rispettivamente sul social e su netflix e non li sto nemmeno usando. L’unica cosa che si sente è il rintocco dell’ora ogni ora e la caldaia che sembra il motore della motosega. Mi dico, menomale non fa freddo, che me ne frega del surriscaldamento globale adesso? Penso a quando si gela in questa casa e nemmeno sei coperte fanno meglio e nemmeno ingollare tisane corrette con whiskey o con qualsiasi superalcolico trovato in casa perché è solo un calore fittizio, dura pochissimo e quando finisce stai peggio di prima. Oggi è domenica e non sto facendo un cazzo. Fuori non si vede niente e nella mia stanza è tutto in ordine. O meglio, nell’ordine in cui uno può vivere dovendo concentrare tutti gli ultimi tre anni in qualche metro condiviso con altra gente che pure ha le sue cose come te, esattamente come me. Ho fatto tutto quello che potevo fare e ora non mi rimane niente e allora, come diceva pure Tenco, se avessi avuto di meglio da fare non sarei qua a trascrivere il mio tedio domenicale. Invece è proprio così. Sono poco più delle tre e il significato di tutto questo andare avanti mi sta sfuggendo di mano. Ho finito i soldi e il massimo che io possa fare è rileggere libri che ho già letto e vedere cose che ho già visto. Uscire non se ne parla. Sono tutti sotto esame e io invece non ho mai niente da fare, niente di meglio di quello che posso. La morte della domenica pomeriggio l’ho sperimentata da questa mattina quando mi è venuto in mente di andare in libreria. Ero pentita già mentre varcavo la soglia di quella decisione. Quanto male vorrei fare all’editore di libri distillati, spero che qualcuno lo colpisca fortissimo nel viso. Ma da quando le copertine sono traslucide e transgeniche? Uno che può fare, se non cercare conforto nei classici? Ma va ancora peggio, tutte nuove edizioni, che nella migliore delle ipotesi la copertina non ce l’hanno proprio, si limitano a scrivere il titolo e l’autore con un carattere smorto su sfondo chiaro. Ma vi prego, ve ne prego, non alzate lo sguardo di fronte a voi, vi appariranno i best. Un bosco di rovi che si intreccerà ai vostri nervi. Ogni singolo libro ritrae un fermo immagine del film appena uscito, il tratto dal; calate la testa e uscite subito recitando tre volte l’infinito e due pianto antico. Non fate come ho fatto io, non fatelo. Non andate alla sezione saggistica, scienza e psicologia. Dove, i come conquistarla in dieci mosse, sono messi accanto al suicidio di Durkheim, ma dico, potessero tirare fuori i pugni, i libri, si picchierebbero a inchiostro. Esco.

Mi siedo fuori, guardo la strada; due ragazzi passano sfrecciando sui pattini a rotelle e io mi alzo di scatto. Oggi è domenica! Domani si muore, urlo. Urlo senza voce, non ho più fiato.

“L’ insolente promessa sciocca vacua solenne di bastare a sé non tornerò mai dov’ero già non tornerò mai a prima mai”

R. M.

(foto: The battle di Jonathan Wolstenholme)

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