Uno sposalizio con il morto – diario allucinatorio dello Sponz Fest ’15

Lunedì

I ragazzi di Andretta sono tutti nascosti dietro gli alberi dei giardinetti a fumare, non vogliono farsi vedere in piazza, così per strada non si vede nessuno, il vento sferza dei passeggini vuoti. Poi d’un tratto vedo comparire la luce di una folla disordinatissima. Avanzano anche i soliti passeggini prepotenti tra la folla e dicono: – Noi siamo i passeggini, abbiamo la precedenza sul mondo-.  E’ tutto confuso. Ciccillo Bennet ha la febbre a trentanove forse per l’emozione di inaugurare la Sala Veglioni insieme al maestro Capossela. Anche il sindaco interviene nella festa per omaggiare la presenza dell’artista che inorgoglisce tutta la comunità. Volano birre tra una marea di individui con una paglietta in testa e litri di alcool nello stomaco. A un certo punto passa un treruote in qualità di navetta per ascendere fino ai mille metri dell’altopiano del Formicoso. La follia della festa vuole che il vero e proprio concerto inizi alle cinque di mattina con la Fanfara Tirana direttamente dall’Albania. Non ho più l’età ma per salire lì sopra ho un maglione di lana e un cappotto lasciati in macchina per ogni evenienza climatica. Il treruote si porta via Vinicio mentre la piazza è ormai in balia di gruppi folk di basso livello. Sull’altopiano incontriamo la magia della mietitrebbia volante e roteante tra le pale eoliche, di cui tutti si lamentano ma che tutti fotografano. Forse senza le pale eoliche a nessuno passerebbe mai per la mente l’idea di salire sul Formicoso. L’aria è quasi fredda ma ancora estiva. Il ritmo balcanico della band fa ballare anche l’osannato Vinicio (l’ideatore di tutto ed il direttore artistico), che balla barcolla e cade tre volte a terra. Pure coincidenze. Continua a ballare e alla terza caduta mi cade addosso e di nuovo a terra.

mietitrebbia

Schizza fuori il sole dagli aerogeneratori e mi ritrovo distrutto (sponzato) su una balla di fieno a bere l’ultima birra. Beviamo anche un caffè. Ho perso il conto di quanta gente ho perso di vista stasera.

Giovedì

La baraonda della festa mi porta giovedì a Calitri. Questa volta la serata assomiglia più a una sagra ma con quel tocco in più. Niente pane e salsicce alla brace, niente tragicomici caciocavalli ma cucina cretese, albanese e africana.

tavola

Dopo aver tracannato l’impossibile ci guardiamo attorno rapidamente giusto per renderci conto che sono tutti sposati e accoppiati e che ci sono sempre le stesse facce. Mentre tutti si mettono assieme, si fidanzano, si sposano, si sponzano, io mi lascio. E sto in compagnia di altri solitari allo stesso modo, qualcuno anche con problemi molto seri in testa, che gli si vedono chiaramente scolpiti in faccia.

Si restringono le amicizie.

L’apice della serata giunge per ironia perdendoci in un vicolo in cui vicino a una bicicletta arrugginita appesa a un balcone giace la scritta: “mi hai rovinato la vita, grazie”. Ecco il mio sponsalizio. Ora mi sento anch’io in tema. Lo sposalizio con l’assenza. Lo sposalizio con il morto.

Vedo cose assurde: l’amico che mi fa compagnia direbbe che è “un restringimento a p.d.f.”. Chiudo gli occhi e bevo. Non sono né tra quelli che segue la massa né tra quelli che segue la nicchia. Sto in una folla e cerco il vuoto. Forse per nostalgia. Una volta che viene meno il vuoto quotidiano inizi a stare male.

Giro solo e alla ricerca di qualcosa nel deserto, vedo una scintilla poi mi delude, ne vedo un’altra poi sparisce.

Venerdì

Il vecchio professore che legge poesie “moderate e neodemocrostiane”, il nulla e il vuoto più assoluto e l’arroganza piccolo borghese provinciale mi distolgono dal seguire una parte del programma della festa che ho riletto cinquanta volte e che ancora non sono riuscito a capire. Il vecchio professore ora forse si accorge che gli ex allievi sempre emarginati e disprezzati sono letti molto di più di lui.

L’onda mi ha riportato a Calitri. Il vino è non peggio del Tavernello, meglio la birra.

Ciccillo è in fila alla Pro Loco per pagare il biglietto, appare a sorpresa e dice “voglio pagare il biglietto”. “Ma domani sera a Conza ti esibisci anche tu”. “Lo voglio pagare lo stesso”. Ecco perché e come un personaggio si trasforma in mito.

A parte qualcosa la musica che c’è in giro non mi piace e ogni tanto trovo malauguratamente qualcuno che ha più o meno i miei stessi gusti musicali. Ogni volta che conosco qualcuno che ha i miei stessi gusti musicali scopro che mi sta sul cazzo. Non so cosa vorrà dire. Forse è una gara a chi è peggio. C’è un’enorme pista da ballo illuminata da file di lampadine, manca solo Johnny Cash, e invece c’è Tonuccio e i Pink Folk.

La fila per mangiare un piatto di pasta con il sugo (dette cannazze a Calitri) è di circa duecento metri. Mi aggrego ad altri insofferenti ed entro nella grotta di Polifemo, dove finalmente si beve ottimo vino e si consumano avidamente insaccati. Pare che ci siano anche i Ciclopi.

polifemo

Mi siedo nuovamente sfinito e sponzato davanti a un bar, dove si fanno sempre pessimi incontri. La gente nuova conosciuta in questi giorni è formata esclusivamente da sbandati e ittati. Diciamo che si poteva evitare. Tante cose si potevano evitare. Conosco, mi perdo, poi me ne torno a casa da solo e mi risveglio coi lividi.

Sabato

La baraonda mi sta portando quasi allo svenimento. Ogni anno mi dico che non parteciperò a un cazzo, che non parteciperò a nessun evento eppure mi ritrovo ancora qui. Sabato pomeriggio c’è uno spettacolo teatrale tratto da Aristofane dopo il quale arriva il delirio.

Prima del delirio di sabato sera – momento del concerto di Vinicio Capossela che festeggia i 25 anni di nozze con la musica – andiamo a fare la spesa al bar di ‘Ngiulino. Prendiamo tutte le Peroni che possiamo e scendiamo “in spiaggia” alla stazione di Conza.

Ci appollaiamo sui binari morti a bere e sgranocchiare patatine. Parte il maestro Capossela con “il grande tacchino” e poi Ederlezi, un classico balcanico.

Passando dai kuta kuta ai pacchi pacchi Vinicio torna con la Kocani Orkestar e inizia con Zampanò. Rimembra i vecchi tempi di Live in Volvo.

Devo dire che evitando la sagre dei chiachielli, qui si sta bene, alla stazione di Cairano – Andretta – Conza.

Nel pomeriggio qualcuno ha dato fuoco a delle sterpaglie sotto la rupe e adesso di sera l’incendio sembra fatto apposta per migliorare la scenografia. Brucia ancora quando parte Brucia Troia.

cairano fiamme

“Ci avventurammo nel ‘98 per queste zone”. Vinicio è un esploratore dell’Irpinia, qualcuno più tardi dirà “è nato ad Hannover, è cresciuto in Emilia e l’amm fatt sant a Calitri”. Parte così Contrada Chiavicone, un omaggio all’Emilia.  Sarà che l’Irpinia, nonostante tutto, è più paranoica dell’Emilia cantata da Giovanni Lindo Ferretti. Parte Solo mia e penso “ma dove cazzo sei?”.

Il buon Virginio Tenore accompagna il concerto con intervalli letterari tratti da Il paese dei coppoloni“. Siamo alle 43esima birra. Tra poco iniziamo a partire. La voce parla di tauri che si spostano da una vetta all’altra, io sto come una bomba pronto a vattere qualcuno.

C’è gente che arriva dalla città e cerca la droga qui tra Conza e Cairano. Mi chiedono se ho una canna e mi innervosiscono. Non hanno capito che qui il menù consiste in cannazze, vraciola e pisielli.

Vi è mai capitato di accendervi una sigaretta per riscaldarvi? Ecco: è una serata del genere nell’umidità della valle dell’umida Diga di Conza.

Molto presto mi accorgo che agli organizzatori dell’evento è sfuggita di mano la situazione; si lamentano tutti per le file chilometriche o perché a un certo punto la gente entra senza biglietto. La mia prostata protesta perché ci sono solo due cessi chimici per migliaia di persone che si vedono costrette ad andare a pisciare dove possono, in mezzo ai binari, sui muri oltre le giostre pensate per i più giovani.

Arriva la canzone di Vinicio sulla tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta proprio mentre c’è una fila di quattro chilometri di automobili rimaste bloccate sul ponte tra Conza e Cairano. Si vedono anche tanti imitatori di con paglietta e barbetta hipster, qualche punkabbestia che alle undici e mezza già dorme scalzo a terra sopra a un plaid.

Le cannazze si vendono come l’oro allo stesso prezzo. Io non ricordo di aver mangiato. “Bravo Capossela ma senza voce” è il commento di molti. Io trovo che sia un commento idiota che si fa sempre in ogni concerto di qualunque artista. Le aspettative sono sempre troppo alte.

I vecchietti che suonano liscio e parlano calitrano sono simpatici ma mi voglio sparare nei coglioni ogni tre minuti. Nonostante questo piccolo particolare apprezzo il concerto in solitudine. Litigo con qualcuno poi torno nella mia solitudine.

vinicio

C’è una coppia che porta il passeggino in braccio sui binari del treno mentre gli ubriachi gli pisciano attorno. Me ne vado portando nel passeggino me stesso.

Cinquemila persone e due bancarelle e una sola cassa. File chilometriche, gente che rischia di cadere giù dal ponte di Conza-Cairano. Ubriachi appesi al buio sul guard-rail, alcuni parcheggiati vicino al cimitero di Conza vecchia. Quando la vedi più una fila di stronzi parcheggiati sul ponte tra Cairano e Conza?

Domenica

Mi sveglio con un gran mal di testa.

La conclusione è che il terzo mondo non è molto più terzo di noi.

Nell’ultimo giorno di fiesta estiva, quando la luna è piena e sembra essere invocata da lupi mannari irpini, arrivo con una strana coppia al solito bar di ‘Ngiulino a Cairano: una fantastica Peroni ghiacciata e poi pasta e fagioli cucinata dall’ottimo chef Antonio Pisaniello.

Anche Cairano probabilmente non vedrà più tante macchine come stasera. Piergiorgio Odifreddi è l’ospite che deve introdurre il plenilunio per sganciarlo dai miti e dalle leggende e riportarlo nella sua fredda realtà scientifica siderale. In questa festa non si sono mai saputi gli orari degli eventi. Quando Odifreddi inizia a parlare in videoconferenza pare uscire dalla luna, sembra La voce della luna di Fellini. Vinicio fa da contraltare alla freddezza scientifica di Odifreddi che però è incuriosito dalle impressioni letterarie caposseliane. Vinicio è l’Astolfo sulla luna di Ariosto e Odifreddi è Pitagora.

Per la prima volta dopo anni sono venuto in un posto con un passaggio. E puntualmente l’autista mi lascia a terra, alle dieci e mezza vuole già andarsene perché dice che Capossela non può reggere il confronto con la grandezza di Odifreddi. “Ma chi cazzo se ne fotte di Odifreddi” penso, e scoppio a ridere. Mai fidarsi di nessuno, bisogna sempre armarsi e partire da soli. E vaffanculo alla scienza perché facendo i calcoli io a quest’ora dovrei essere morto invece sto steso sulla rupe est di Cairano a bere vino e a fumare sigarette al chiaro di luna.

A Cairano è sempre un’esperienza mistica. Psarantonis contribuisce a rendere il contesto mitico e arcaico. La manifestazione termina con il baccano della Kocani Orkestar mentre Vinicio e Dum Dum volano via sulla mietitrebbia.

luna

Mi dissocio da tutte le polemiche e le chiacchiere (anche quelle dei giornalisti) e sono convinto che nonostante tutto l’Alta Irpinia di meglio non poteva offrirmi. Per la prima volta si parla altresì di Alta Irpinia e non di Avellino, che si dimostra periferica rispetto alla provincia. Credo anche che abbiano fatto bene a limitare la fiesta mobile ai paesi più interni dell’Alta Irpinia (escludendo ad esempio paesi come Lioni, Sant’Angelo, ecc.) in modo da preservare quel piccolo ma significativo barlume di luce che hanno i paesi sulla frana e in via di spegnimento. Ultima ma importante osservazione è che è stato l’unico ambiente in qualche modo “sicuro” , in cui non rischiavo di far risse e a mazzate.

Ho imparato qualcosa in più, ho comprovato qualcosa che già sapevo, ho ufficializzato il mio matrimonio con la morte e intanto ho anche dovuto imparare a fare di bestemmia virtù. Si sono liberati i siensi. Quando finisce l’estate avverto sempre un senso di liberazione, forse sarà così anche con la morte. L’Irpinia muore, l’Irpinia si svuota. E’ tempo di tornare a casa: si torna sulla luna, ma non so più se è la fine dell’estate o è l’estate della fine.

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2 thoughts on “Uno sposalizio con il morto – diario allucinatorio dello Sponz Fest ’15

  1. ZZZZ

    “Non sono né tra quelli che segue la massa né tra quelli che segue la nicchia. Sto in una folla e cerco il vuoto. Forse per nostalgia. Una volta che viene meno il vuoto quotidiano inizi a stare male. Giro solo e alla ricerca di qualcosa nel deserto, vedo una scintilla poi mi delude, ne vedo un’altra poi sparisce.” Quanto mi rivedo in queste parole… E’ sempre meraviglioso leggervi. Grazie.

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