16/08/2015 Giorgio Canali e Rossofuoco a Nusco, contro le circostanze

Tempo incerto. Giornata campestre. C’è un vento che arriva direttamente dall’inferno. I cani abbaiano, s’agitano i cavalli. Siamo già alla terza bottiglia di vino quando Giorgio Canali arriva a bordo di un furgone. Io sono nel backstage, non appena gli scatto una foto ne fa anche lui una a me. Guardo la foto e dico “Sembra che abbia visto la Madonna”, “Si”, osserva Canali “…folgorato sulla via di Ciriaco”. Sono ancora le cinque ed ha appena smesso di piovere, la giornata sembra iniziare benissimo. Compaiono altre bottiglie di vino, arrivano puntuali anche degli amici di Irpinia Paranoica, di chi ci boicotta non ce ne fotte un cazzo. Tra qualche goccia di pioggia e qualche ettolitro di vino ascoltiamo “Epica Etica Etnica Pathos”, il primo album di Canali con i CCCP, che quest’anno compie venticinque anni.

IMG_1010 [88748]

Aprono il festival gli Slamina, poi tocca ad Inketha e infine ai Wonderpunk. Alle dieci e mezza inizia a piovere di nuovo, decidono di far suonare subito Giorgio, saltando il gruppo dei Kairos. La nostra parte è quella di suonare dopo, nella pedana libera. Canali inizia a suonare sotto la pioggia, fosse stato Gigi D’Alessio se ne sarebbe tornato subito in hotel. L’approccio di Giorgio con la piazza è irruente, arriva una maledizione al tempo di merda, ricorda che è San Rocco e quindi non il santo di Nusco, per questo probabilmente piove. Il concerto inizia con tutta la sua potenza sotto le intemperie e un freddo cane. Esplode. La “chitarra disturbata” (Ferretti dixit) graffia con tutta la sua rabbia, le urla rimbombano nei boschi. La musica è più forte delle condizioni sfavorevoli (“certo le circostanze non sono favorevoli e quando mai”).

L’aggressività del concerto culmina in un gioioso “E l’abbiamo messo in culo anche al cielo” quando siamo arrivati ormai alla fine. Puro godimento rock. Giorgio Canali è davvero uno degli ultimi rocker rimasti in circolazione e sta concludendo una grande concerto.

IMG_1037 [87633]

Arriva il nostro momento, si va a suonare sulla pedana libera. Con i Kactus diamo voce al “Punk Podolico”, anche se non è presente il bassista della formazione originale. I nostri pezzi principali sono “P.P.I.” e “La Madonna di Medjugorje”.

Kactus

Tra freddo, vento e corde spezzate, senza provare nemmeno i volumi iniziamo a far esplodere le nostre note. Riusciamo a metterlo in culo al cielo anche noi, nonostante gli scettici sotto al palco. Appena concludiamo il nostro repertorio Canali compare sul palco e mi chiede di prestargli la Gibson SG per suonare qualche altro pezzo. “Questa chitarra volevo vendermela ma non la vendo più”, penso, e lo dico anche al microfono. Mi chiede di mettere il volume dell’amplificatore Orange al massimo. Il brano che segue è “Nostra Signora Della Dinamite”. Mi accascio dietro al palco e la canto bevendo vino avidamente: “Qualcuno abbatta questi angeli, hanno rotto i coglioni!”. Penso a quante facce false piene di proposte e di buone intenzioni mi hanno rovinato la vita e l’estate. Ma adesso questi falsi angeli devono andare a morire. Sto dietro al mio amplificatore che è sporco di vino che sembra sangue. E io “sono quello che non viene in foto”.

canali1

Nonostante l’inferno, nonostante Nusco, nonostante l’Irpinia, la paranoia, nonostante Ciriaco, nonostante i buonisti ipocriti che hanno strappato i manifesti del festival e che hanno cercato di fotterci fino alla fine, la storia è fatta. Si sono fottuti loro, si è fottuta la politica, si sono fottute le associazioni, i comitati e si è fottuto anche il cielo. Epica e Dinamite.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s