Allegri che tra poco si muore

“Lo psicotico è uno che ha scoperto come vanno le cose”.
William Burroughs, da “Nato per uccidere”

cimitero

Restare qui vuol dire assistere inerti alla decomposizione dei paesi, dei corpi e di sé stessi. C’è chi si chiude in casa per trent’anni, c’è anche chi si chiude in Irpinia per tutta la vita.
Ma questi posti non sono morti per colpa del fulmine di Giove (anche se ci vorrebbe), sono stati annientati dalle sanguisuga locali in cambio di qualche soldo per costruirsi una villa di merda in campagna.
Estate: tornare in paese, qui, è un trauma per gli emigrati ma per chi non se n’è mai andato è ancora peggio e questo loro non lo sanno. Del resto tutta la nostra esperienza deriva da qualche trauma, senza alcun trauma non rimarrebbe niente.
Gli abitanti di questa zona emarginata non sanno a chi appartengono e da dove vengono, perciò si azzuffano come animali nelle sagre. Peggio delle bestie e io odio sia gli uomini che gli animali.
Arrivo spesso al punto che vorrei chiudere gli occhi e non riaprirli mai più. E la musica di merda che mi fanno subire e la gente di merda che torna dal nord che devo sopportare è parte del problema all’origine.
Ma io non frequento i loro bar. Ne frequento altri.
Ci sono tante forme di nazismo e di razzismo ma ciò che fa più paura è il nazismo/razzismo del cittadino medio, ben inserito nella società e sorridente. È un comportamento fondamentalmente da stronzi ed è ascrivibile ormai a tutti.
I veri fascisti e razzisti sono loro nella loro putrida e ripugnante arroganza di paesani sottosviluppati. Loro ipocriti. Loro pezzi di merda. Loro che predicano una cosa e ne fanno sempre un’altra, loro che tradiscono i loro migliori amici, che massacrano i più deboli e leccano il culo senza vergogna ai potenti. Loro sono il cancro. Io sono solo il corpo in cancrena.‬‬ Un disadattato in bar luridi.
Ho l’impressione che questi bar siano stati creati apposta per rinchiudervi gli scarti della società. Se entrate in un bar qualsiasi ad agosto scoprirete che c’è anche gente che non va al mare a prendere il sole ma rimane al buio tra il biliardino, le sedie di plastica, le mosche e la birra.
Ma poi chi se ne fotte e penso. Quant’è bello bere: pare di stare in compagnia anche quando stai solo e pare di stare solo pure quando stai in compagnia. Anche stanotte voglio bere e non fare un cazzo, nemmeno dormire, nemmeno bestemmiare. Nemmeno mandare a fanculo qualcuno. Anche i vaffanculo richiedono il momento adatto. Soffro di reflusso totale. Nel senso che ogni cosa che vedo, sento o ingurgito vi vomito addosso. Un ubriaco ha sempre torto, è sempre un dannato. I lucidi stronzi governano il mondo con la loro schizofrenia.
Ormai esco solo per nascondermi o per mandare a fanculo la gente. Mi nascondo ma sono anche disponibile per una rissa.
Per scappare di qui devi scalare una montagna davvero e andartene da solo, il vento non ti porta da nessuna parte. Perciò ci tocca rinchiuderci in piccoli paradisi infermi, dentro questi locali che somigliano a corsie di un ambulatorio, a una casa di riposo.
Ieri è come oggi e domani è come ieri.
Non capirò mai perché’ più stai per i cazzi tuoi e più la gente ti rompe i coglioni. In realtà io vorrei solo essere ignorato.
Si può davvero esser morti anche da vivi, ma non è una cosa da tutti. Fottersene e strafottersene fino all’inverosimile è il frutto di un lungo lavoro.
Ma alla paranoia si è ormai aggiunta una stanchezza cronica. Ci si sveglia con la voglia di andare a letto e di chiudere la tapparella. E non si dorme mai. Penso al giro dei continenti che un tempo mi ero promesso di fare. E intanto giro in macchina: Ponteromito, Torella, Guardia, Conza.
E mi incazzo quando X cerca di incoraggiarmi. Dice X:”Sembra che non sopporti più niente”
Io:”Togli il -sembra che-”
X:”Ma c’è qualcuno che non ti sta sul cazzo?”
Io”No”
Svegliatemi quando inizia settembre.
Poi al settimo campari gin finirono i soldi e fui costretto a riconoscere che stavo bene solo quando ero ubriaco. E che se i nostri nonni se n’erano andati con una valigia di cartone io dovevo andarmene con un trolley cinese. E con i miei stracci.
Intanto mi misi a camminare sul marciapiede ancora pieno di plastica e cartacce lasciate dai venditori ambulanti della sera prima, miste a frattaglie, merde di cani e zanzare tigre esotiche.
Non capii niente, vidi soltanto delle luci blu arrivare in lontananza. Un’ambulanza stava per caricarsi quello che camminava a fianco a me, quel tale che non avevo neppure visto, che nessuno aveva visto, a parte qualche occhio attento dietro la finestra. Che fosse il TSO, che fosse un infarto, che fosse un proiettile, che fosse qualsiasi cosa, mi meravigliai che quel corpo a terra non fossi io.
Allegri che tra poco si muore.

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