Anestesia totale

Ormai ci sono. Vivere qui ti fa perdere qualsiasi interesse e ti trasforma in un automa. Ci sono arrivato finalmente anch’io. Non me ne frega più un cazzo, sono solo pieno di rabbia e rancore e rosso di sbornia, quando mi va bene. La peggior cosa di questo mondo è non avere i soldi per ubriacarsi. Cerco un lavoro per andare ad ubriacarmi e andare a letto senza pensieri. Questo è il mio scopo. E poi basta. Non ho altri interessi. 

Ci sono solo queste brevi soste dentro ai bar, questi piccoli bar di paese che chiudono presto per disperazione nonostante le slot machine per attirare anche i maledetti notturni dipendenti dal gioco d’azzardo. Questa notte i lampioni sono spenti, credo che il sindaco pensi che non valga la pena di tenerli accesi per tre persone che bevono. E i bar chiudono sempre piu’ oresto, io faccio sempre piu tardi e sto sempre più in ritardo perché finché sto qui sto fermo.

Non lavoro e non ho soldi. Devo campare coi soldi che mi danno i miei vecchi e qui nessuno pronuncia piu’ la parola “disoccupato”, come fosse una bestemmia, anzi uno spauracchio. Hanno paura dei disgraziati. Ecco, io non ho paura di me stesso ma nemmeno di loro. Penso che i loro lavoretti stupidi da impiegati ignoranti stipendiati potrei farli molto meglio di loro. Ma la societâ non me lo permette e non lo voglio nemmeno. Continuo ad andare avanti senza un programma. Se la societâ mi vomita io vomito sopra alla societá.

Passeggiando al buio sotto i lampioni spenti, su questa montagna di mille metri, vedo una luce in lontananza, è l’ultimo bar aperto. E poi alcuni ragazzini frastornati dalle canne, prossimi alla depressione e all’angoscia e alla percezione del vuoto che li porterà all’eroina. Io approfitto del bar finché il barista spocchioso non decide di cacciamri fuori. E si. Ci si sente come un insetto spazzato via con la scopa da un pavimento appiccicoso di birra e campari. Il bar chiude. Si abbassa la vecchia saracinesca. Mi appoggio al muro e mi rollo una sigaretta a canticchiando i versi di una canzone…”che stai facendo?” mi sento dire da un lato. Mi giro e non c’è nessuno. Mi ci vuole qualche secondo per capire che era una vocina dentro alla mia testa.

Ogni giorno arriva una nuova minaccia, ogni giorno una nuova fregatura, ogni giorno sono morto.

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