I RACCONTI DELLA SAGA DI MEDJUGORJE

  1. RELEGATUS

Qui la vita è tutta un fare le condoglianze a qualcuno. Mi rifiuto di farle.

Me ne vado in giro da solo come un penitente, sguardo basso, tanto non c’è un cazzo da vedere. Sono in una frazione di un comune che è una frazione dell’Ikea che ci hanno aperto a fianco.

Devono per forza divertirsi tutti e perciò sono infelici.

È vero, è tutto uno squallore, sia nei corpi (rivestiti come fossero merce loro), gli spiriti (consumati e consumabili e al mercato), gli oggetti (inutili ma che inducono al loro acquisto).s

Siamo immersi nel cemento e nell’asfalto ma la mia generazione può ancora capire perché siamo arrivati fino a questo punto. Non era possibile odiare il cemento e l’asfalto perché erano l’evoluzione di una terra sterile e povera. Ogni vecchio muratore vi dirà di essersi liberato dalla pietra, di quelle pietre che ora vanno di moda per ricoprire la propria casetta finto antica in cemento. Col cemento iniziarono a lavorare di meno e ad ottenere abitazioni migliori e anche quelle forme strane che gli danno gli architetti oggi, ai loro occhi sono qualcosa di diverso rispetto alle vecchie classiche  piccole catapecchie di pietra.

L’asfalto per me è stata una conquista, davanti casa mia non ce l’avevamo, c’era ancora il cantiere del post terremoto quand’ero piccolo e una strada brecciata. Quando misero l’asfalto era già morto mio nonno, e mia nonna disse che lui ne sarebbe stato orgoglioso perché anche noi finalmente, con la strada asfaltata, facevamo parte del paese.

Dopo vent’anni il problema è lo stesso: il paese è morto,  senza futuro e consumato da ogni genere di speculazione (edilizia, energetica, umana, ecc.). Dall’altra parte la città è in fiamme (tossiche) ed è un rogo di automobilisti inferociti in cerca di un parcheggio ai lati dei megacondomini condonati.

Non c’è scampo. Bisogna andarsene dall’Italia, un Paese distrutto.

Diventi scaramantico quando inizi a vedere che ti capitano di continuo cose del tutto illogiche, in sostanza quando inizi a non capirci più un cazzo. L’ottimismo è ciò che predichi quando le cose ti vanno bene.

Il primo errore fu nascere…non tutte le vite sono degne di nota, ma di tutte le vite ormai si scrive. Molto spesso è la morte che dà senso a una vita che ne è priva. Per darle un senso volevo scrivere un romanzo ma se hai fretta e ansia non puoi scrivere un romanzo.

Vaffanculo ed esco. Contro tutti i pronostici, contro tutte le profezie, contro tutte le logiche, contro tutti i calmanti, contro tutte le tecniche spirituali per raggiungere la serenità. Contro tutti. Contro la desolazione di questa periferia, contro il buio, la pioggia, il freddo, l’umidità, i fulmini, le burrasche, la neve, Contro l’andare a letto presto. Mi metto il cappotto ed esco.

In fondo cos’è la primavera se non un moltiplicatore di paranoie in cui la gente torna a cercare di divertirsi tragicamente a tutti i costi.

Quando attraverso l’Irpinia non penso ai paesaggi e alle relative foto da turista, anche perché viaggio di notte, ma ogni paese che costeggio mi rappresenta un cadavere, qualcuno che per un certo periodo c’è stato e poi è sparito. Mi ricordo le storie, i vissuti. I paesaggi non hanno mai parlato (scopato).

Sono fermo a una stazione di servizio della Repsol, con bar annesso, e alcolizzati che giungono in auto. Benzinai che ti fanno la benzina con una sigaretta in bocca, come in un film horror. Pronti a far saltare in aria la loro stupida vita.

Sorvolando le pale eoliche di notte parte da sola la musica dallo stereo ”lasciami qui, lasciami stare” . Dietro il cielo giallognolo cupo, in cima al colle che sembra una nave in partenza, il suono metallico delle turbine, il vento che gira vorticosamente creando una massa buia.  Resto là ad ascoltare. Non sono passato di là per vedere le pale né per un’altra ragione. Ci sono passato per caso, perché restare fermo mi recava ansia. Smaltisco la sbornia col suono delle pale.

Chi non è mai passato da qua non può mai essere come sono io.

Vorrei sapere in quale parte dell’universo sono finito. Non ci sto più. Ma infondo non mi interessa nemmeno questo.

Scrivo e nemmeno la scrittura esiste, morta da tempo. È stato scritto tutto, poi è stato riscritto migliaia di volte per secoli fino ad esaurire ogni carica evocativa della parola. È per questo che ora si possono solo immettere dei codici incomprensibili ai non-lettori, infatti nessuno sta leggendo in questo momento.

Non resta che vomitare, questo è un vecchio metodo ma ci sono affezionato. Sin da bambino amavo le macchine da scrivere e le tastiere e forse è per questa predilezione infantile che non vi sto proponendo un set di foto o un video con dolby surround.

Infine scrivere queste quattro cazzate mi permette di stare solo, c’è bisogno di pochissimo materiale fisico e di molto materiale astratto per buttare giù le suddette stronzate. Voglio stare solo perché chiunque ha delle vanità che non sopporto e qualcuno disse che l’uomo saggio preferisce restare da solo con se stesso.

I peggiori sono sempre gli studenti nelle loro catapecchie del cazzo a Romaneapolis, questo grande agglomerato di merda che racchiude due città allo sbando.

Ho conosciuto parecchia feccia umana, ci ho passato insieme anni, sono stato invaghito di mignotte ma senza mai innamorarmi, ho scialacquato soldi nei peggiori bar e nei peggio locali dell’Europa. Ho un lungo elenco di sbagli ma credo che il peggio deve ancora arrivare.

Quando non so come continuare un racconto entro in un bar.

In questo bar mi passa davanti un grasso poliziotto con un hot dog farcito di maionese in bocca.  Che sia un poliziotto o che sia un cittadino qualunque, quando mi passa vicino un individuo con una pistola nel taschino non mi sento al sicuro. E se ha un hot dog farcito in bocca ancora meno.

Faccio un incontro di quelli che definiscono lo spannung in un romanzo normale.

E’ una figura per metà maschile e per metà femminile, un Tiresia post moderno.

Non vedevo questa persona da almeno sei anni: mi ha ricordato com’ero prima di aver avuto voglia di ammazzarti, amore. Un tempo non sapevo quanto potessero essere malvage le donne, adesso anche lui era un uomo con la faccia invecchiata e appassita dall’averne avute troppe.

A:”Le donne sono una massa di puttane”

B:”Peggio”

A”Si, non esistono parole”

B”Potremmo provare con l’omosessualità”

A”Mi taglierei il cazzo”

B”Anch’io”

A”Non resta che telefonare alla clinica”

  1. LA CLINICA DELLA MADONNA DI MEDJUGORJE

Ammesso che il Paradiso esista, finiremo tutti all’Inferno comunque, è l’unica certezza. Il Paradiso resta un’idea terrena, una speranza. Chi avrà il coraggio di abbandonare quella speranza accetterà anche meglio il proprio destino.

Dopo la morte corporale non esisteva più un Io. Si era tutti parte di un’unica grande massa immensa, un gigantesco impasto di merda non pensante e senza senso. Io l’ho visto attraverso un acido.

Intanto gli omuncoli pregano e pregano per sopportare il dolore, ma risponde la segreteria telefonica: Dio è occupato e si sta scopando una mignotta. Prego lasciare un messaggio dopo io segnale acustico.

La gente si sposa, si accasa, arriva a 30 anni e si rinchiude o si suicida. Fa figli come se fossero dei giocattoli e poi li deve mantenere a vita. Tutto questo non ha senso. E a me mancano i soldi per alcolizzarmi.

Mi sono tagliato il cazzo. La Madonna di Medjugorje non mi ha fatto la grazia, allora me lo sono tolto, mi sono privato dello strumento del peccato.

Bolge infernali in forma di bar ai piani bassi dei condomini; non so quanti ne girai ma se ne andarono tutti. Rimanemmo nel bar soltanto io e una vecchia puttana sfiorita di 50 anni che ballava come se fosse in una discoteca, con la musica che non c’era. “Stronza”, pensai.

Poi si avvicinò a me una stronza fricchettona con gli occhiali enormi con modi troppo gentili, da farmi preoccupare.  Cosa non si fa per una botta di cocaina. L’accattona finto-comunista sperava che facendomi annusare la possibilità di chiavarmela io le facessi tirare della droga, ma io non avevo nemmeno i soldi per pagare le birre bevute fino ad allora. La tossica demente se ne andò, trovò subito un altro pollo. ed entrambi vegetariani e comunisti, andarono a tirare la coca nel cesso.

Sicuramente ho incontrato sempre le persone sbagliate. Quelle che poi si definiscono donne e quelle che poi si definiscono amici.

Qui sembra di stare in esilio, da dove non so, sono la proiezione mentale di Carlo Levi.

Non ho mai avuto un problema con l’alcool ma con le persone che bevono e non bevono.

Non ho mai avuto un problema con la droga, ma con i drogati.

L’autodistruzione è l’unico modo per sopravvivere.

Torno sui miei passi come un assassino, torno negli stessi bar in cui era iniziata la storia con lei (a livello cronologico). Una donna nella vita di un uomo è anche troppo. Ripenso ai miei sbagli.

Avevo sottovalutato la sua presenza. Ancora non avevo compreso fino in fondo la malvagità delle donne. L’aura sporca delle Messaline. A volte credo di aver sporcato un angelo, altre volte ne sono certo. Ora se n’è andato e probabilmente si è tramutato in un’arpia. Anche se non ci voglio credere.

Sono diretto sul Vesuvio, il grande risolutore di tutti i problemi. Roma deve bruciare, Napoli deve annegare nella lava. L’Irpinia è il non luogo mentale dove sono “relegatus”.

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