Un manicomio di fine Novecento

Irpinia Paranoica

Se l’inferno aveva un nome, si chiamava “Liceo Classico di Nusco”.

Antonio girava in tondo attorno al campo di calcio prendendo a calci le foglie secche. Lui stesso aveva una forma sferica. Blaterava sempre qualcosa, recriminava e bestemmiava la sua nascita :“quella puttana di mia madre e quello stronzo di mio padre!”, ripeteva tra i denti. Era diventato rosso dalla rabbia, un tempo era stato rosso comunista ma adesso era rosso solo di rabbia cieca, rancore, invidia e vergogna.

“E se almeno fossi stato bello avrei potuto dare il culo a qualcuno! Per Dio! Ma sono anche brutto e non posso nemmeno farmi inculare!”.

Altrove, in città, lo avrebbero chiamato clochard o barbone ma nel suo villaggio era semplicemente un pazzo, un ciondolante passatempo per i ragazzini velenosi dei rioni che con gli zaini si avviavano verso le scuole appena riaperte.

Tutto il liceo classico contava soltanto ottanta…

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