Il girone dei bestemmiatori (Natale 2014 – parte 1)

La prima frase che mi è stata detta non appena tornato in paese per le vacanze di Natale è stata: “Hai una faccia triste e secondo me sei pazzo, ma di quei pazzi cattivi, come quell’altro che bazzica questa zona”.

E chi l’ha detto che ci sono pazzi buoni e pazzi cattivi? Il barista. Ma non mi ha detto io a quale categoria appartengo. Cioè qui vogliono che io sorrida. Chi non sorride è matto? No, è psicolabile. E poi sorrido anch’io, già dopo il primo litro di vodka. È inutile che mi fanno notare che sono triste.

A Natale qui le presenze maligne si affollano. Non siamo nell’alto dei cieli, siamo solo sull’alto di queste montagne. Non siamo matti ma psicolabili, snodabili. C’è una bella differenza.

Mi sono seduto al bancone e ho ordinato un Campari con gin, cercando di attaccare bottone con qualche altro indigeno del posto.

Allora ho provato con: “Ho scritto un libro”.

“Ah…anche tu ti sei macchiato di questo peccato”. Ha risposto deluso e schifato il professore.

“Qui ognuno ha una doppia faccia. Ed entrambe sono facce di cazzo. Io ne ho una sola ed è per questo che a volte me la nascondo tra barba, occhiali e cappello. Ed è per questo che scrivo, scrivo per me, non per gli altri. D’altra parte c’era pure un tale che diceva che chi non ha peccato non ha un cazzo da raccontare”.

Ho cambiato subito bar perché mi andava già stretto, c’era qualcosa di maledetto. Ai bordi di un altro bancone incontro per caso il maestro sardo, almeno lui mi rallegra con il suono del suo flauto dolce sulle note de “Il Padrino” e di Albinoni. Mi ricorda anche la differenza tra le persone dedite ai botti di Natale e quelle dedite alle botti di Natale, piene di vino rosso. Noi eravamo tra quelle del secondo tipo.

Il villaggio creava mostri, creava pazzi, creava malati di mente, creava scemi.  Finché ero lì ero soltanto un’altra sua creatura deforme. Tutti erano deformi o sul lastrico.

Avevo sperimentato la crudeltà del singolo, la crudeltà del rapporto di coppia, la crudeltà del branco, la crudeltà della massa. Direi che ero saturo. Non credevo di voler fare altre esperienze. Rimanevano flebili sogni che lasciavano tracce da desto e di cui ci mi vergognavo, li avevo mandati tutti all’inferno, nell’ultimo cerchio, li avevo sepolti tutti con una bestemmia.

Avevo scoperto così le varie messe in scena costruitemi attorno, avevo constatato che tra tutti quelli che mi circondavano i più osceni di tutti erano quelli che si scandalizzano.

Avevo ancora voglia di bestemmiare.

Qua il circo non finisce mai.

“Buona resa a tutti” , ho detto lasciando una manciata di spiccioli sul piatto accanto alla cassa.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s