Più di una vita di solitudine

Ero finalmente giunto alla stazione. Era buio pesto ma si vedevano a poca distanza le lampadine colorate dell’apparata della festa del paese, lasciate lì, dimenticate, e più lontano svettava una torretta, abbandonata anch’essa. Quella stessa sera doveva esserci stata la festa patronale col santo in processione.

Quando arrivai sui binari non trovai nessuno. Il primo treno partiva alle cinque di mattina ed era appena mezzanotte., l’umidità mischiata al freddo era così forte che penetrava le ossa. Mi sistemai su un muretto vicino alla casa cantoniera e mi accesi una sigaretta, pensavo di essere solo ma intravidi dentro alla struttura tre uomini. Uno di questi fumava il sigaro, parlava lentamente e portava un cappello da cowboy, gli altri due sembrava che lo stessero ascoltando. Mi avvicinai e li salutai, avevano una cassa di birra depositata in un angolo e degli strumenti musicali appoggiati al muro. Erano ben disposti a chiacchierare, mi allungarono una bottiglia e restammo un po’ in silenzio.

-Guarda che ci conosciamo già- disse poi l’uomo col cappello.

-Al momento non ricordo….-

-Poi ti spiego…-

-Allora lo aspettiamo questo treno? Parte alle cinque. Ci siamo soltanto noi, gli altri stanno dormendo. Ce la fai a restare?

-Si, resto ad aspettarlo anziché restare qui e aspettare chissà cosa…Non succederà mai niente qui, lo so, mi scaverei la fossa con le mie mani se non partissi.

-Io sono sempre in partenza ma non me ne vado mai invece. Sto qui da quarant’anni. Se ne sono andati in molti, non è mai tornato nessuno. Io invece resto qui a guardare come se ne vanno. E chissà dove vanno. Alcuni sono pieni di speranze e di sogni, altri sono pieni di paure, come te.

-Come fai a dirlo?

Rise e disse: – Si vede che stai scappando e non sai nemmeno dove andare.

-E tu perché non te ne vai?

-Perché non saprei dove andare nemmeno io. Allora resto qui. In bilico. In questa casa cantoniera ci vivo. E scrivo canzoni.

-Io invece scrivo e basta. Nello zaino mi porto sempre un taccuino appresso.

-E che scrivi?

– Scrivo quello che mi succede, quello che vedo…scrivo tutto. Anche le scopate…

-Mai realizzate o andate a male!

-Si, hai ragione. Anche per questo me ne sto andando.

Gli altri due a quel punto ruppero il silenzio e mi spiegarono che anche loro erano in partenza.

-Noi partiamo- dissero. –Però finora non siamo mai riusciti a resistere fino alle cinque-. – Stavolta però siamo determinati, stanotte è speciale, stanotte abbiamo il coraggio giusto…-.

-Per me ci vuole più coraggio a restare-

-Come vi dicevo- disse rivolto a loro l’uomo col cappello.

-Che vuoi dire?

-Tutti gli altri qui tranne voi tre hanno un posto dove tornare. Prendono il treno, salutano, chiudono la porta e se ne tornano a casa loro.

-Anch’io vorrei avere un posto dove tornare.

-Prendi pure un’altra birra-.

Non ci pensai due volte e la presi. Volevo tornare da qualche parte anch’io, dentro di me avevo la sensazione che la mia casa fosse molto lontano da quel posto, eppure era proprio quello il posto in cui ero nato e cresciuto.

Accendemmo un piccolo fuoco con dei ramoscelli secchi, cercando di riscaldarci e di fare un po’ di luce.

-Ecco ora ci vediamo meglio in faccia – dissi.

-Con le nostre brutte facce non hai guadagnato niente-.

Ancora silenzio.

-Un tempo queste zone erano piene di alberi, c’era una vegetazione fitta, la gente viveva producendo carbone, questa stazione aveva persino un bar-.

-Conosco la storia…gli alberi sono spariti come le persone…-

-Si, vedo che la conosci. Il disboscamento fu fatto per iniziare a produrre grano. Una volta fallita anche l’agricoltura, non è rimasto niente. Terra bruciata. E’ stato del tutto inutile provare a mettere qui delle fabbriche…

-Questa terra non è buona nemmeno per essere trivellata. Questa è la verità. Questa terra è maledetta e credo che mi abbia rovinato la vita.

-Può darsi. Ma tu sei quello che l’ha rovinata agli altri. Te ne stai andando con una borsa piena di soldi verso chissà dove. Sei uno di quelli che ha investito, che ha preso e non ha mai dato. Adesso te ne vai.

-Sbagli persona..

-Oppure sei tu una persona sbagliata…

-Porca puttana…si, signor sceriffo. Mi arresti pure. Io non morirò qui”

-Ha mai letto “cent’anni di solitudine”?

-Si, perché?

-Io no. Mi sono fermato al titolo. Era troppo bello e mi è bastato così. Non si può scrivere un titolo migliore.

-Eh…cent’anni devono essere parecchio tempo, tutta una vita intera…ad aspettare-

-Cent’anni sono molto più di una vita…-

Si spense il fuoco.

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