L’unico bar aperto

Non ci sono donne in questo bar. Quindici uomini e nessuna speranza, modalità caserma. So che per le donne che ho avuto non sono stato mai speciale, sono stato solo un cretino qualsiasi da scopare, come tutti gli altri. E mi hanno sempre fatto incazzare per questo le letterine d’amore, per questo le bruciavo nel cesso. Ed ecco perché tutto sommato è giusto che io sia finito in questo bar, con i derelitti.

Qui si realizzano soltanto gli incubi, mai i sogni. L’incubo che avevo a diciassette anni, di finire così, si è realizzato. Ora si realizzeranno anche gli altri.

La clientela è sempre la stessa nell’unico bar aperto del villaggio.

L’ubriacone del villaggio, ovvero quello sta sempre davanti alle palle appena passi per un bar, sta appoggiato al bancone come una mosca sopra alla merda. Forse stasera lo accoppo. Se mi parla di nuovo lo prendo a calci. In fin dei conti è un gran bastardo che usa le sue sbornie per passare per pazzo, per evitare i discorsi. Evade così dal fatto che a cinquant’anni beve con i soldi della mamma ottantenne. In questo triste villaggio del sud.

Michelino borbotta con i suoi centocinquanta kg e la sua giacca a vento mangiando patatine e bevendo coca cola: “i miei parenti erano arcipreti e monsignori”.

“E tu sei un bidello” gli dico io.

Poi si incazza e se ne va. Sempre la stessa scena.

Un altro si è mangiato tutto il vasetto di arachidi con le mani e ne ha chiesto un altro. Pare stia a tavola mangiando caviale e difendendo il piatto con le braccia e con lo sguardo. Se n’è mangiati già tre vasetti, tra poco gli do un pugno in testa. Penso a quante mani sporche di piscio e di cazzo hanno toccato quella merda di arachidi. Penso al fatto che l’uomo che divora queste schifose noccioline probabilmente non sa cucinare e non ha una donna in casa, pagherà le puttane trovate su internet ogni fine settimana.

Infatti all’improvviso se ne va senza pagare.

Una donna di un metro e quaranta e sui quarant’ anni puzza di un profumo disgustoso, si vanta del fatto che in vacanza in Grecia è riuscita a scopare. Poi scherza sul fatto che si vorrebbe suicidare e gli parte una risatina isterica che vuol dire che non scherza mica tanto.

Giovanni  è fermo al bancone muto da venticinque anni e tracanna la sua birra dentro quel barbone nero. Muto come un albero, come un cespuglio barboso annaffiato di birra.

Entra anche un baccalà ritardato e senza palle che viene preso per il culo anche dall’ubriacone del paese col nomignolo di “onorevole”. Diciotto anni, semianalfabeta, faccia da fesso, cravatta, giacca e pochette da miliardario.

Infine spariscono tutti velocemente, mentre io do un’occhiata al giornale e una a loro. Leggo spesso i titoli idioti di questi giornali di provincia presenti solo nei bar solo per distogliere lo sguardo dal teatrino triste che ho attorno quotidianamente.

Il barista caccia tutti fuori come se fosse il più stanco di tutti.  Chiude la saracinesca. Di nuovo al buio. Si torna a socializzare domani sera. Anche domani credo che resterò a letto.

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