Che fine ha fatto Dorian Gray?

La politica è l’arte di pensare con la testa degli altri. Chi si ostina a pensare con la propria testa è fuori dal contesto “democratico” della maggioranza, è un serio pericolo per la società e in quanto tale rischia di esserne rimosso brutalmente e con la forza in nome della salvaguardia dei diritti del cittadino comune che ha espresso il suo voto per il partito predominante.

Così reciterebbe il Manifesto del Nuovo Cittadino Democratico in una sorta di nuovo Grande Fratello orwelliano.

Saremo liberi quando non ci saranno più chiavi, cioè mai.

Ho visto amici svignarsela da tutto ciò con uno stipendio statale e poi andare a fare le vacanze in brasile, e comprarsi il SUV e mangiare nei migliori ristoranti di Roma ostentando sistematicamente on line il loro successo. La loro realizzazione. O anche il loro matrimonio di merda.

Mi pare di sentir già la puzza di velluto che emanano i loro vestiti stretti come delle confezioni davanti alla chiesa, prima di andare a mangiare nell’incubo kitsch improntato sul falso lusso sporco di riciclaggio di qualche sala-matrimoni irreale in una tristissima periferia.

Eppure in quel bar dalla puzza di piscio in cui per dimenticare si beveva birra e whisky e poi ci si salutava andando a dormire, un tempo c’erano pure loro.

Io sto ancora in quel bar, e ho ancora di più da dimenticare.

Ho visto chi è riuscito a vendersi talmente bene, e ad assomigliare talmente bene a qualche stereotipo televisivo che adesso lavora a Milano, a Parigi o a New York. Io continuo a restare qua.

E anche qua alcuni credono di essere emersi nella piccola realtà locale che pare fatta apposta per le bisce, per i camaleonti e per gli animali che si adattano in ogni circostanza con grande capacità opportunistica. Si creano un circolo chiuso e ne mettono uno a capo. 

Io resto fuori da questi circoli e continuo a restare qui.

Era mio amico anche uno che è fuggito all’estero, dov’è cerebralmente morto ma aspira ancora a sogni di gloria. È uno di quelli che riuscirà a fare col cazzo quello che non è riuscito a fare con le braccia. Uno che si sistemerà.

Io continuo a restare qui, e mentre continuo a restare qui leggo sul giornale che un tale è diventato un politico di riferimento importante per il partito di maggioranza. Penso ai migliaia di discorsi fatti in passato, diametralmente invertiti e trasformati in un’altra cosa. Tutte le buone intenzioni convertite nel loro esatto opposto. Lo scopo era sempre stato quello di riuscire a strappare alla vita e al mondo quanto più denaro e potere è possibile, con qualsiasi mezzo e qualsiasi menzogna.

Ora di giorno sono vestiti in giacca e cravatta e hanno migliaia di impegni. Si sono venduti il tempo. Di sera escono in camicia aziendale, con un maglioncino sopra alle spalle e le mani dietro alla schiena, con la ragazza “per bene” e taciturna al loro fianco che porta un passeggino. E mangiano un gelatino. Passeggiatina, passeggino, maglioncino, gelatino. Sono diventati così.

Ora, se gli chiedi una sigaretta ti guardano come per dire “ma vai a lavorare, pezzente”.

Posso soltanto dirvi che sta arrivando il diluvio universale. Vi consiglio di imparare a nuotare.

Io non ho amici, i miei amici sono morti moltissimi anni fa ma in ogni bar di questo dannato paese c’è un rompicoglioni alcolizzato molesto sui 40 anni. Questa sera lo accoppo. Sono rimasto da solo con lui, che non esiste. Non è un amico immaginario, è un individuo reale che soltanto io credo che non esista. E’ lui, mio malgrado, il mio unico interlocutore. E’ un rapporto fatto di casualità e sopportazione, privo di contenuti e di senso, privo anche di ontologia. E’ un rapporto a una certa distanza, d’altra parte la vicinanza di altri umani è sempre deleteria.

E allora dove cazzo è andato a finire Dorian Gray? Dov’è finita la VITA?

Una sega è un fatto. Ed è un fatto molto più concreto delle masturbazioni cerebrali. Cosa diamine credete che sia la vita e l’universo e tutto il resto? Dove credete di arrivare coi vostri ragionamenti?

La ragione non può portare a nient’altro che alla morte e all’oblio. Cioè alla destinazione finale di qualunque percorso. La ragione ha portato a questo nuovo Vietnam di yuppies che ha invaso tutto con le sue valigette e i suoi capi griffati; e ha colpito anche noi che viviamo in una provincia così marginale, povera e sottosviluppata, ci ha colpiti in pieno senza farci capire cosa stesse accadendo. Ci ha catapultati in una dimensione dove manca il tempo, manca l’aria e manca la bellezza.

Qui è impossibile trovare la poesia, qui anche il sole è di alluminio.

Ma la poesia non è nemmeno nei campi di grano, nei paesaggi, nelle nuvole, nei panorami, nelle rondini, nei piccioni, nei borghi antichi, nei mari o nelle montagne. La poesia, ormai da tempo è una morta apparente che si può trovare in posti come squallidi bar delle periferie delle metropoli degradate, sui marciapiedi consumati dal flusso delle attività commerciali,  nei palazzi abusivi, nello scarico delle fabbriche e delle auto, nelle merci putrefatte, nelle cataste dei rifiuti che stanno ovunque, nella vista di decine di antenne all’affacciarsi dal proprio balcone di alluminio, nell’anonimo quotidiano, nelle strade bloccate, nel traffico, nei parcheggi, nei distributori di benzina, negli uffici postali e negli uffici delle entrate, nei 7 e 30, nei cibi precotti e confezionati, nel polistirolo plastificato, nei frigoriferi infestati di larve.  E in tante altre cose di questo genere.

Non è nemmeno nell’amore, quindi, ma nella masturbazione (Ogni massima sull’amore è sbagliata).

Non c’è niente di più poetico di una sbronza pomeridiana che termina con un lungo tempo di riflessione sul cesso.

Il problema è trovarla, la poesia. E trovare il cesso giusto. Per trovarla bisogna essere dei veri geni. Per sopravvivere solamente invece, potete benissimo rimanere degli stronzi qualsiasi.

Investiti da questo choc che getta ogni tipo di aura nel fango, non possiamo che avvertire un senso di nostalgia per quel buon vecchio e sano Dorian Gray, che aveva soltanto un’anima putrefatta ben nascosta, ma reale, infondo come tutti noi. Non mille facce ma soltanto due. Alla salute di Dorian.

 

 

 

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