Soliloqui di un pazzo

20140511-220018.jpg

Ormai ognuno pensa di essere “un grande…” qualcosa. Ma a nessuno piu’ gli sfiora l’idea di essere un grande coglione. È questo il grande plagio. Sono tutti contenti infondo, falsi ribelli, e il mondo gli va bene esattamente cosí com’è. Sono tutti soddisfatti della loro vita e della situazione.
Per questo non mi meraviglierei se qualcuno, mentre la gente cammina placidamente per strada si facesse saltare in aria o si mettesse a sparare alla cieca.
In quanto alle donne, vorrei sapere qual è il prezzo che danno alla loro fica. Davvero pensano che valga cosí tanto e che possa usurarsi?
Ero per strada smaltendo l’ennesima sbronza lungo il mare. Me ne andavo in giro con il ginocchio fratturato, la schiena a pezzi, un dolore a un fianco, il culo pesante. In quei momenti quelli che mi si avvicinano sono solo mosche, insetti, animali notturni strani. Alcolizzati.
Ora, il primo è un professore sui 60 anni palesemente omosessuale, con un cappellino blu, un abito da Indiana Jones e un’aria beffarda, che va in giro con una bustina di salvia non so per quale motivo. Beve solo grappa.
Il secondo è uno di quelli che chiamo “le lampadine fulminate” ovvero uno di quelli che si è fumato il cervello col crack e ora sta in cura di eroina per endovena.
La terza e piu’ inquietante è una troia di sessant’anni che vuol scopare con me. È ubriaca marcia. Non riesce nemmeno a parlare e comunque non parla bene l’italiano, viene dalla Grecia.
Mentre il fulminato gira in tondo
davanti al bar il professore blatera qualcosa. Fa battute allusive, vuole scopare. Anche la greca vuole scopare, mette la sua mano sulla mia appoggiata al bancone e sorride, anche se ci sarebbe poco da ridere visti i suoi discorsi: un figlio che si è impiccato, un marito scappato via, una figlia che sta male. Mi chiede insistentemente di accompagnarla a casa fino a che non decido che infondo potrei fare un breve tratto con lei e lasciarla più o meno nelle vicinanze della sua catapecchia. Purtroppo pero’ la vecchia inizia a cadere a terra e io devo aiutarla di continuo, la terza o quarta volta la lascio lí, distesa a terra con le braccia aperte, il suo volto infinitamente triste,
vecchio sfiorito, il suo profumo di muffa stantia mischiato sottilmente alla vodka. La lascio lí pensandoci un po’, pensando piú che a lei a tutto il quadretto.
Mi fermo, cosí, vicino a un muro e mi metto a pisciare.
Mi era stato pronosticato che sarei diventato pazzo. Avevano torto. Ma non puoi mai scappare dal ruolo che ti viene imposto.
Alla fine il ruolo che ti assegnano nella società finisce per diventare l’unica realta’.

Advertisements

2 thoughts on “Soliloqui di un pazzo

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s