Lampo seduto sul cesso

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Pensa al secondo cielo del paradiso. Pensa.
“Ciao. So chi sei, sei falso, so che domani ti sembrero’ solo una merdata scritta da un ubriaco un po’ drogato e infatti lo sono ma non sai in che razza di paranoia iperrealistica mi trovi adesso”.
Nessuno c’è, nessuno può aiutarmi. Quello che vorrei dire me lo dimentico. Vivo di sbagli, di ricordi eliminati, di memorie sfuggite, di cose scordate, amo solo il barista che non mi dice niente e mi fa stare la’ al bancone servendomi doni da bere in silenzio. Il resto non lo so! Io resto è musica di merda e altre cose di cui mi sono scordato. Mi sono scordato davvero di troppe cose. Ora il cervello deraglia…il barista è fascista e mi vuole picchiare…i clienti mattutini mi guardano schifati, allarmati e nervosi. Uno ha un cappello strano che sembra fatto di topo. Si sforzano tutti di fare una buona impressione quando sono visibili ad altri, e all’improvviso compare uno stronzo come me, un alieno impresentabile e si incaglia la routine quotidiana. Il tizio col cappello mi guarda così perchè sa che vorrei stuprare sua figlia. L’autista mi ha sbattuto fuori dall’autobus per tornare a casa e io gli ho sputato in faccia. I passanti mi hanno preso a calci e mi hanno sputato addosso sul marciapiedi. Mi allontano ma il casino è che non mi ricordo piu’ a che punto del mio numero teatrale ero arrivato. Davvero non ne ho idea. “Domani dirai che eri fatto come una merda e dimenticherai tutto. Domani tornerai anormale e tornerai a capire quell’altra parte di realta’ che non si avvicina nemmeno lontanamente a questa, che sta in una netta dimensione parallela. E in quel momento dirai che invece di fare cazzate dovevi dormire alle sette del mattino oppure svegliarti come tutti! Visto che la maggiorparte incredibilmente a quest’ ora si sveglia”.
“Qui nell’anno 2014 di nostra disgrazia”.
Ci sono due mondi, dal mio forse finiro’ all’inferno. Mi vedo tra quelli rossi, brutti, cattivi, condannato al fetore, al rumore, allo schifo, allo scarto, a quello di cui siamo fatti.
I passaggi mentali volano dalla mia testa alla cassa del bar che ancora ascolto in lontananza, passo da Rheinardt a Michael Bublè, con la sua ipocrisia pulita insopportabile.
Non so fino a che punto posso stare. Non so fino a che punto resto qui.
E tra poco il cuore batterá per protestare e poi uno scoppio e saro’ fuori da questo schifo di “buondì”.
Il mio infarto lo sento nelle ambulanze che passano sotto casa mia, e so che mi stanno aspettando e io sto aspettando loro.
Domani avro’ rimosso anche lo schifo di Orlando, il supereroe che rompe il cazzo la sera con lo spirito di competizione e di lotta, e si sfracella contro un muro di vaffanculo e di no, rappresentato da me.
Secondo gli antichi romani il mondo era una miniera d’oro, ora per tutti è quello che è…una montagna di rifiuti tossici e cadaveri ammucchiati, un deserto fatto di risorse esaurite, un senso del tempo sparito, un senso della morte assente. Un deserto fatto di fantasmi. Di cannibali. Di uomini assalitori e feroci. E suona la campana le otto del mattino e vanno a tempo i loro pensieri con l’ossessivo risuonare della campana. In un primo momento il suono ti porta gioia, un secondo dopo vedi le facce dei presenti e te ne rincresce, di aver provato gioia.

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