Allucinazioni di un povero disperato

Mi sono preso un bell’acquazzone, ci voleva. Stare sotto la pioggia ubriaco e nudo come un verme. Il mio socio si rotola nel fango e impreca, tende a rimarcare sempre il suo senso di estraneità rispetto a questo contesto privo di colori. Prova ad avvicinarsi alle persone, a parlare con le ragazze ma si scontra ogni volta con frotte di ultras minacciosi, chiede di continuo al mondo cosa c’è che non va, perché deve funzionare così e le uniche risposte che ottiene sono degli strattoni e dei pugni.

Nemmeno lui sa dove andare. Non sa nemmeno lui cosa fare. Si trascina al collo una chitarra da quattro soldi.

E io non so se partire o se restare.

L’Irpinia è un deserto provinciale in cui incontri qualche cactus allucinogeno ogni tanto, fuori di lì però le città sono posti talmente invivibili che vien voglia di rifugiarsi altrove. Forse il segreto è non fermarsi mai oppure non partire mai, badando però a restare fuori dal discorso sociale ed evitare battaglie il cui fine è solo avere ragione. Molti rimpiangono i tempi di quando c’era il boom economico ma l’unico boom che c’è stato da queste parti è stato quello del terremoto del 1980. Si vive come se si fosse a Milano.

Ho già letto l’Ulysse di Joyce, Kafka, la Divina Commedia, l’Odissea e l’Eneide. Ho letto Bukowski e Pasolini e la poesia contemporanea. Ho ascoltato musiche etniche, medievali, sacre, rock, pop, blues, jazz. Il risultato è che non voglio più’ leggere niente e non voglio più’ ascoltare niente di nuovo.

Voglio ascoltare e leggere solo l’odore dei miei stronzi.

Penso che non ci sia più’ niente che possa interessarmi a parte quello, la metamorfosi della materia intestinale.

Il viaggio dall’intestino alla latrina. Il brusio di vita di un bidet. La luce fioca del cesso. La lettura in chiave moderna dello sterco. I rumori dello sciacquone e dell’urina.

Apprendere serve a svuotarsi o a diventare pieni di cose inesprimibili, come per una legge della fisica un vaso troppo pieno con un’imboccatura troppo piccola fa in modo che non fuoriesca il piscio.

Non mi resta altro che vomitare, urlare e stramazzare.

Sabato sera: merde umane a bordo di una Mini Cooper rosso fuoco che urlano ai passanti, in furore senza motivo con uno stereo a palla con musica dance decerebrata.

Ragazze imbranate e truccate a bordo di nuove 500 che mettono paura ai passanti.

Idioti abbronzati in gennaio con giacca e petto in fuori che parlano napoletano davanti alle discoteche. Le loro ragazze mignotte succubi e inconsapevoli gesticolano in bilico sui tacchi, sbattono le mani, urlano e parlano di lavatrici.

Carabinieri a mantenere la sicurezza.

Io non lo so se sputarmi in faccia per il solo fatto di stare qui.

Sono un disadattato ovunque e la combriccola che mi porto appresso è peggio di me ma faccio prevalere sempre quel detto al contrario, quel detto per cui si è meglio soli che male accompagnati, lo faccio valere all’inverso. Mi circondo anche di pezzi di merda pur di non stare solo. Ci gioco pericolosamente e so che la realtà è che gli amici in quanto tali tradiscono, le ragazze ti uccidono e le speranze ti mandano all’inferno.

Se Dio invece di togliergli una costola ad Adamo gli avesse tagliato il cazzo non sarebbe nata Eva e Adamo sarebbe rimasto nel paradiso terrestre.

E invece no, Dio creò la coppia e poi venne la fine del mondo.

Tifo per il mercoledì sera: la serata anonima fuori dal mondo quando i locali presunti vip sono chiusi. È il caso, di mercoledì, di restare in giro fino all’alba e anche oltre, di tornare a casa a pranzo.

Meno male che almeno bevo. Almeno vivo. Almeno quando bevo. Anche se non mi trovo con gli orari di questo posto di merda, queste quattro bettole le trovo sempre chiuse. Parlare con qualcuno è diventata un’impresa olimpica ma c’è pure chi riesce a socializzare quando è ubriaco fradicio e comunque solo per dire “vaffanculo”.

L’essere umano è un animale simile ad un pollo. Cosi mi sento io. Se il pollo sapesse di diventare uno Chicken McNuggets molto probabilmente non nascerebbe affatto, e cosi’ noi. Cosi avrei fatto io se l’avessi saputo ma esistiamo proprio grazie alla nostra nin consapevolezza.

Finché sei ubriaco puoi immaginarti tutto quello che vuoi, sembra tutto reale. La grande scopata. Il rapporto con il barista perfetto. L’allucinazione di Shining. Jack Daniel’s con ghiaccio.

Anche io non uscirei più la sera in modo da fare un po’ di economia, per svegliarmi presto e pagare le bollette e andare al lavoro. Rimarrei anche io a casa a farmi di eroina o di tv ma è più forte di me, esco anche solo per ubriacarmi e mandare a fanculo qualcuno, litigarci e dirgli che è uno stronzo. Penso che qualcuno deve pur dirglielo e ci provo anche gusto.

Esco di casa, dunque, non per trovare compagnia ma per dimostrare il fatto che sono esausto di tutti, per convincermi che restare da soli ed emarginati sia la garanzia che sto intraprendendo la strada giusta.

Quando si è soli nella notte, dentro una tempesta in mezzo al mare con l’acqua alla gola ci si sente liberi di commettere qualsiasi infamia, qualsiasi abiezione, qualsiasi assurdità. Il sentore del naufragio ti scrolla di dosso ogni altro timore. Alla fine tutto, burattini, giullari ladri e troie gireranno in tondo in un solo vortice.

Advertisements

2 thoughts on “Allucinazioni di un povero disperato

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s