Lettera di Natale

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Vorrei andare a bere evitando di dover parlare con qualcuno, evitando i posti di blocco (considerando anche che stasera in Irpinia gli sbirri sono piú cattivi), evitando di cacarmi sotto a causa della diarrea, evitando di vedere gli idioti che sfoggiano i vestiti nuovi per andare alla festicciola trash del bar, evitando le loro facce felici da schiaffi e il loro tono di voce ebete.
Non è facile. Ci vuole maestria in questi casi, per svincolarsi.
Mi appoggeró da qualche parte consapevole che la vita è tutta qui. Non c’è altro. Non c’è il senso.
Se hai un obiettivo devi arretrare…perchè più lo insegui e piu’ si allontana. Io sono cosi tanto dietro che non vedo piu’ il bersaglio e ho pure la cataratta.
Ho mangiato un kebab e poi ho preso un campari con due dita di vodka. Ecco il mio amico di stasera, con lui festeggero’ il Natale.
Non è un giorno come gli altri se fai qualcosa di diverso, io credo che questa sera è quella giusta per impiccarmi. Auguri Gesù. Spero che cosí rovinero’ almeno le feste ai miei compaesani.
All’aldila’ chiedo solo un bar, anonimo, e i soldi giusti per consumare il necessario.
E se l’aldila’ sara’ proprio cosi come me lo immagino, vincero la bolletta della snai in paradiso, le slot machine si apriranno e vomiteranno soldi a cascata e le consumazioni non finiranno mai, e non correro’ mai al cesso per la diarrea o per pisciare i calcoli.

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