Il momento dell’orgasmo

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Ogni volta che parlo con una persona nuova me ne pento. Le persone non mi interessano perchè sono come copioni già scritti che si ripetono all’infinito, ciascuna crede di essere speciale ma nessuna è interessante. Quello che conta per campare non è la socialità, quella ti ammazza, non ti fanno vivere gli amici, sono proprio loro che sotto il naso rendono brutta la tua vita. Tutto quello che devi fare è cercare i soldi e cercare di scopare. Tutto ció di cui si parla cerca di eludere questo dato incontrovertibile. Non è vero che le migliori idee vengono a tavola o sotto l’albero di Newton. Le migliori idee vengono sborrando. È quello l’istante in cui si dipana la nebbia e vedo tutto chiaro, come se qualche divinita’ entrasse in contatto con me proprio nel momento in cui sto schizzando spanando una fica.
Odio l’erudizione, soprattutto quella enciclopedica e da salotto, quella immateriale, che esiste solo nelle chiacchiere e porta in errore. La saggezza è nelle azioni che si compiono, non è dentro ai libri nè dentro ai film o dentro alle canzoni. Puoi leggere mille libri e non valgono una scopata, un’esperienza reale.
Si deve cercare di vivere e per vivere bisogna intraprendere percorsi ancora non battuti, altrimenti si è delle pallide figure simili a zombie. Si deve fare ció che ancora non si sa fare e infatti si lavora anche senza saper lavorare, si suona anche senza saper suonare, si scopa anche senza saper scopare, si scrive anche senza saper scrivere, si vive anche senza saper vivere e alla fine si muore anche senza saper morire.
Sto meglio solo. Tutto ció di cui si parla è rumore, mi basta già quello che ho dentro al cervello, incessante.
Non c’è niente da capire e niente da scoprire perchè la vita è semplicemente una guerra e in ogni guerra non c’è ragione e non si pensa, c’è solo la paura e il desiderio di salvarsi la pelle.
Poi arriva la notte e sono un uomo che sta precipitando dal trentaseiesimo piano e l’unico appiglio che trova per non sfracellarsi è una bottiglia, mi ci aggrappo, risalgo su e ogni notte mi trovo a un piano diverso del grattacielo. So che il giorno dopo gli inquilini mi spingeranno giù di nuovo ma intanto mi godo la permanenza nell’appartamento dove sono capitato. E inizio a parlare con la gente che mi capita davanti: puttane, tossici, truffatori, maniaci, ladri, casi persi, quando mi va bene. Quando mi va male trovo la gente dell’alta borghesia e prevale in me il disgusto e la rabbia. Poi un’ira fortissima, l’ira è la sensazione che la tua sconfinata rabbia sia giustificata dal disegno di Dio e pertanta acquista una possenza e una forma da inno sacrale. All’inizio si rivolge verso le figure anonime e opache intorno tra cui si disperde e alla fine si dirige verso di me, per cui continuo a bere solo per l’esclusivo gusto di ammazzarmi, mi ci butto a capofitto, cieco, e quando iniziano i dolori provocati dagli spasmi del vomito ci combatto come in una lotta titanica di sapore epico.
Alla fine cedo al dolore e rimango fisso nel mio giaciglio in preda a dolori lancinanti. La parte del dolore è quella del riconoscimento della realtà per quello che è, sono quelli gli unici momenti totalmente veri e totalmente miei che nessuno potra’ portarmi via. Sono gli unici momenti in cui so che qualcosa sta migliorando, che il dolore sta per cessare lentamente e avverto che sto risalendo o che sicuramente ne sto uscendo. Soltanto li’.

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