La mia nuova casa

Ricordo solo che stavo cucinando, poi mi crollò il tetto addosso. L’ultima cosa a cui pensai fu alle mie ossa, poi iniziai  ad aspettare i soccorsi e a pregare.

Ricordo un grande frastuono e un sacco di urla attutite dalle macerie che avevo addosso. Da lì sotto mi pareva di immaginare tutto quello che stava succedendo sopra. Sentivo il telegiornale che diceva “terremoto a Napoli”.  Vedevo le ambulanze, le carriole che portavano cadaveri, i ladri che svaligiavano le case e in contemporanea il Presidente Pertini. Poi sentii arrivare le ruspe, sentii il rumore dei cantieri e il trambusto delle elezioni vinte dalla DC irpina. Tutto quel trambusto mi teneva in vita. Passarono degli anni e ormai mi ero fatto una piccola casa dentro alle macerie. Mi nutrivo di vermi ed acqua piovana e sopravvivevo.

Un anno mi scavarono pure a fianco, pensavo che fossero venuti a prendermi, si aprì uno spiraglio ma non vidi la luce, era notte. Poi lo spiraglio si richiuse sopra un carico di materiali vari che dovevano essere tossici. Continuai a restare lì cercando di respirare di meno e di muovermi il meno possibile per evitare che mi finissero addosso. Un tale scrisse pure un libro sulla vicenda e si fece un sacco di soldi, lo citarono pure su raitre.

Adesso sono ancora qui sotto, sono ancora vivo, o almeno credo. Mi sono ambientato abbastanza bene nelle macerie e le ho modellate in modo da guadagnarmi anche un po’ di spazio in più, adesso posso anche muovermi leggermente. Ho perso totalmente la cognizione del tempo. Mi accorgo soltanto di quand’è  il 23 novembre perché ogni anno puntualmente risento il vociare chiassoso di poeti che parlano e scrivono senza sosta, il rumore fastidioso dei convegni di poesia, la pubblicazione di nuovi libri e libricini; sento le tipografie che stampano titoloni ingombranti.

Stavo dormendo ma mi hanno svegliato, se potessi gli chiederei di fermarsi e di farmi dormire in pace in attesa che arrivino i soccorsi. Si, perché sto ancora aspettando i soccorsi, e so che arriveranno. Il Presidente disse “fate presto!”. Alla fine, prenderanno anche me.

 

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