Piattole quotidiane

Vivo in mezzo ai palazzi, in un quartiere che ricorda l’angoscia metropolitana di Claudio Lolli. Non ho un lavoro, la mattina dormirei perché la mattina è degli squali rabbiosi, micragnosi e assetati di denaro, ma puntualmente verso le 8 vengo svegliato dai rumori di questa città, dai trapani e dai martelli utilizzati per aggiustare questi palazzi marci e cadenti, dai clacson di gente infuriata che è in ritardo per fare shopping, dalle sirene delle ambulanze che portano sempre più infartuati. Stamattina c’era una vecchia che urlava “basta, basta!” a squarciagola e piangendo.

Io uso i tappi di cera anche quando cammino per strada. Tutto ciò che ascolterei sarebbe rumore, tutto ciò che sentirei sarebbe fastidio.

Anche stamattina sono andato a chiedere lavoro, stavolta in un centro di riabilitazione. La risposta classica è “le faremo sapere” che equivale a “vaffanculo, mi prendo un rumeno che costa la metà di te!”. La mia colpa è di pretendere più di due euro all’ora e in nero.

Ma prima ancora di andare a cercare lavoro ho dovuto affrontare il rappresentante degli aspirapolvere che alle 8:30 si è intrufolato in casa come un gatto selvatico, come un rapace ed ho dovuto cacciarlo fuori con la forza.  Poi sono sceso per le scale, sono arrivato giù in strada in mezzo al mare di metallo delle automobili e all’orchestra di clacson. I ragazzini uscivano da scuola rumorosamente. Ho continuato a camminare fino al mare per respirare un po’evitando zingari, venditori ambulanti, SUV che non rispettano i semafori e yuppie che ti travolgono con la valigetta.

Quando pensavo di essere solo io e il mare inquinato e la spiaggia deturpata e gli scogli neri,  mi si avvicina un elemento sporco, sudato, di media altezza sui quarant’anni con la faccia da rapinatore. Esordisce dicendo “O frà dammi 5 euro”.

Mi vuole vendere due paia di calzini, io lo mando a fanculo e continuo a camminare ma lui prende a seguirmi come una piattola infuriata.  Inizia a farmi domande per fare amicizia, mi chiede se sono calabrese, poi mi chiede se sono di Bari e inizia ad imitare il mio accento montanaro. Io gli rispondo fatti i cazzi tuoi e levati dai coglioni.

E allora lui:

O frà tu sei com’a me, io e te siamo uguali, dammi 5 euro!”

“Io non sono come te. Ho solo cinque euro in tasca e tu, pezzo di stronzo, vuoi togliermeli per darmi quegli schifosi, merdosi, inutili calzini del cazzo?”

“Sei maleducato! Mi devi portare rispetto! Lo so che sei un ragazzo di strada come me, tu me li vuoi dare i soldi, non come questi avvocati e questi ingegneri che passeggiano avanti e indietro e non capiscono cosa vuol dire essere poveri, chi ti aiuta nella vita è il povero e non il ricco, il povero ha sempre più cuore!”.

Inizia ad usare anche la filosofia per fregarmi.

La mia rabbia è al punto limite. Perché in questo fottutissimo posto nessuno mi lascia in pace, perché si accaniscono come dei luridi corvi sopra a una carogna senza pietà e infieriscono? Non ce la faccio più, questa sagoma maleodorante simile a una piattola è capitata male in questa grigia mattina di novembre. Gli do uno spintone, un calcio nelle palle e un pugno in bocca e lo lascio lì a terra urlando che me devo mettermi una mano sulla coscienza. “Intanto tu levami la mano dal portafogli”.

La mattina è degli squali, dei pescecani, dei rettili, degli insetti, delle piattole e di tanti altri schifosi animali.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s