La casa, la chiesa, una questione avariata

Quando da un paese se ne vanno in molti, soprattutto chi ha studiato, accade che il potere va in mano agli stolti, ai tamarri, con le loro idee balorde, la loro profonda ignoranza e il loro essere irritanti. E nessuno sta più’ dall’altra parte a contestare le loro cazzate.

Questo è successo in Irpinia. Questo è successo in Italia. La mia area geografica di provenienza pensa di essere una cosa a sé stante dal mondo attorno invece ha gli stessi cancri del resto della penisola. Anche per questo è altamente paranoica e le percentuali di suicidi crescono di anno in anno. Qui non si è mai pienamente coscienti di cosa si è e di dove ci si trova e perché.

Uno perché dovrebbe vivere in Irpinia? Per la bellezza di quattro montagne e di due campi di grano?

Bisognerebbe andare a vivere dove puoi realizzare la tua vita, non dove devi essere un cadavere che gira per i bar e per le piazze spente, dove il meglio che c’è è dormire. Dove tutti dicono di lavorare…mentre stanno a giocare a carte, ad aspettare di morire.

Troppo facile dire che il problema dell’Irpinia è stato De Mita e basta, assolvendo 70 anni di irpini raccomandati come se fossero stati vittime e non avessero avuto benefici. Assolvendo 400mila irpini e 70 anni di appalti, di ponti, di discariche, di dighe e costruzioni come se fossero piovute come per magia dall’alto.

Lo stesso fanno in Italia.

Gli italiani più prudenti non penseranno mica che il problema dell’Italia sia Berlusconi? Non assolveranno mica 20 milioni di elettori e 20 anni di finta opposizione?

No, credo di no. Sono coscienti che l’Italia è un paese che deve morire.

E noi in Irpinia almeno su questo siamo avanti, siamo già’ morti.

Alcuni riescono ad imborghesirsi persino restando in questo posto.  Riescono a galleggiare sui benefici avuti in passato o sulle briciole avute adesso, o riescono almeno a pavoneggiarsi di essere amici dei potenti in modo da ottenere massima fiducia e rispetto.

Qui tutti ci odiamo a morte. Non sopportiamo nemmeno più il respiro di chi sta attraversando la strada insieme a noi.

L’unica cosa che resta coerente, mi spiace dirlo, è la chiesa.

In un paese in cui tutti si odiano il Santo Patrono non poteva che essere Sant’Amato. Continuano a portarlo in processione litigando sui soldi ma sono felice che almeno qualcuno di loro forse vuole bene a qualcun altro in maniera disinteressata.

Escludendo le sette che vanno di moda frequentate da invasati –Comunione e Liberazione e Cammino Neocatecumenale per intenderci-  che vanno a pregare al “campo cristiano” (che fa facilmente rievocare le Crociate), che partecipano a kermesse del Nord per interessi economici e per tornaconti personali e vivono nella paura dell’altro e nella paranoia totale e contribuiscono ad aumentare quella degli altri, il rito legato al Santo mi sembra l’unica cosa buona.

 

Capone

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4 thoughts on “La casa, la chiesa, una questione avariata

  1. Iocopoco Maioco Soviet

    Ritratto brutale, perchè veritiero tutto qui. Io abito nel Sannio, una terra vicinissima e condannata anch’essa a questa lenta ma inesorabile morte. Però di tutto il racconto, mi piace la tua risposta a un commento: “riuscire a fotografare gli anni che stiamo vivendo”. Perchè di tutti quelli che ti dicono che non hai nulla da fare, o che hai bisogno di sbloccarti uscire, conoscere nuove persone ecc ecc, non puoi far altro che infischiartene. Ma questo affermare di vivere ancora, è un atto d’amore, di una persona che saprebbe e vorrebbe amare , che ha bisogno di amare e di essere amato ancora, non come quando si era piccoli. Da piccoli si era coccolati nel bene, ora veniamo coccolati dal male. Mi fa sempre piacere sapere e pensare che in queste valli di lacrime, come il mio Sannio e la tua Irpinia, ci siano sempre persone capaci e con voglia d’amare. “La Bellezza salverà il mondo” scriveva il compagno Dostoevskij, se fosse ancora vivo si rimangerebbe immediatamente la sua frase, perchè la bellezza non ci salverà di certo, ma la bruttezza ci ha già insegnato tanto, troppo.

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    1. luigicapone Post author

      Chi mi conosce sa che sto sempre per strada e frequento un sacco di gente, anche non volendo. Ogni volta che si prova ad essere oggettivi c’è sempre qualche tratto di soggettività e poi ognuno la interpreta come vuole, uno magari può pensare che sono il tipo che si rinchiude invece non è cosi. Anzi soffro di “claustrofobia domestica”. Tutto ciò che scrivo l’ho visto in mezzo a una strada, ed è da una vita che mi sbatto per dentro le città della Campania, non dentro le mura della mia stanza.
      Riguardo al Sannio, che conosco bene, come non ricordare le lotte tribali per chi si doveva appioppare il titolo di capoluogo. La cosa triste è che nella nostra terra si parla sempre e solo di quattro cazzate. Forse abbiamo messo da parte i problemi seri per occuparci di cose marginali e il risultato è che la società si è totalmente sfaldata e disgregata, viviamo in un perenne carnevale triste e afflosciato dove ognuno va in giro pensando di essere qualcun altro perché non sa più che è e non riesce più a rapportarsi all’altro senza l’aiuto di droghe.
      Adoro Dostoevskij e sarei pure io curioso di sapere cosa ne penserebbe oggi della Bellezza, in un’epoca dove i fiumi sono malati, le montagne spaccate, i laghi prosciugati, l’aria irrespirabile e l’architettura è un groviglio caotico di giganti di cemento armato.
      Un abbraccio

      Reply

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